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22 luglio 2008

CARO S.DRO ECCO I VERI PUPAZZI daniel san

LUDOVIC GIULY
---Non sono state la presunta mancanza di spazio o le mosse di mercato non apprezzate a spingere Ludovic Giuly a lasciare la Roma per tornare al Francia, al Paris Saint-Germain: la motivazione, secondo quanto rivelato dal fantasista al quotidiano francese "France Football", è molto più semplice: gli allenamenti della Roma erano troppo pesanti per lui.
"Quello che mi ha deluso in Italia non è stato il gioco o la qualità dei giocatori - spiega Giuly - ma la sofferenza patita durante gli allenamenti. È veramente troppo, troppo, troppo lavoro! Il calcio, per me, è soprattutto un piacere. Alla Roma, invece, non ne provavo più molto allenandomi, perché lavoravamo come dei pazzi. Nelle partite andava meglio, ma non sono mai stato me stesso come a Barcellona o a Monaco. L'unico vantaggio è di aver constatato che sono ancora fisicamente molto robusto. Ma un anno è sufficiente. Il giorno che non ti senti più a tuo agio in un club, è meglio provare ad andarsene. Ed è quello che ho fatto".
Giuly ricomincerà dunque la sua avventura nel campionato francese con il Paris Saint-Germain, l'anno scorso salvatosi all'ultima giornata di campionato: per lui è comunque il coronamento di un sogno coltivato sin da bambino. "Quando ero giovane, il PSG faceva parte di quelle quattro-cinque squadre che mi facevano sognare, insieme all'Olympique Marsiglia, al Monaco, al Bordeaux e al Saint-Etienne. Per me hanno sempre rappresentato una sorta di ideale".
Alle perplessità di chi pensa che Giuly possa cadere sotto la pressione della stampa e dell'esigente pubblico della capitale, l'ex-romanista risponde con fermezza: "Questa nuova esperienza non mi spaventa: la squadra sta lavorando bene sul mercato estivo e i giocatori sono vogliosi di crescere. Quando firmai per il Monaco mi chiesero se non avessi paura di perdere la motivazione giocando davanti a 3.000 spettatori... io risi, e tutti si ricordano ancora delle mie stagioni lì".

GIORGIO CHINAGLIA
---Chinaglia parla: ma non conferma nulla di quelle che sono le gravi accuse degli inquirenti che dopo una lunghissima indagine hanno ufficializzato oggi capi d'imputazione pesanti sulla scalata all'azionariato della Lazio.
Si parla di operazione organizzata e finanziata dalla camorra, di un coinvolgimento dei boss del Clan dei Casalesi, di un progetto per riciclare 24 milioni di euro della mala e di spericolate operazioni finanziarie tra Svizzera e Ungheria con l'appoggio di faccendieri e società ombra. Alla base di tutto l'accusa più grave: associazione a delinquere con 10 richieste di arresto in parte eseguite.
Giorgione, bomber indimenticato della Lazio del primo scudetto con Maestrelli in panchina, e altrettanto indimenticabile protagonista di dichiarazioni roboanti, liti e atteggiamenti provocatori (famoso il suo 'vaffa' a Valcareggi dopo una sostituzione in maglia azzurra) è ufficialmente latitante. E non ha alcuna intenzione di rientrare. Lo ha confermato lo stesso Chinaglia telefonicamente nel corso di alcune interviste rilasciate a organi di stampa italiani: "Non voglio tornare in Italia per andare in prigione. E non so cosa aggiungere di diverso: non capisco le accuse che mi stanno facendo, non conosco le persone con le quali mi mettono in relazione. Non ho la minima idea di quello che stanno dicendo. Mi sembra tutto pazzesco".
Pazzesco per Chinaglia ma credibilissimo per gli inquirenti che forniscono dettagli anche importanti di questa indagine che prosegue da ormai 2 anni, e che si riferirebbe anche a relazioni tra Chinaglia e la tifoseria della Lazio che in qualche modo avrebbe dovuto di 'favorire' l'operazione spingendo per contestare l'attuale presidente Lotto e favorire il rientro in società di Chinaglia.
L'ex attaccante però adesso non ha alcuna intenzione di rientrare in Italia: "Sono negli Stati Uniti e non mi muovo di qui. Per la verità non mi sono mai spostato da New York facendo solo qualche viaggio in Florida. Ma ora come ora non ho intenzione di tornare, non ho niente da chiarire perché non so nulla delle cose delle quali mi stanno accusando".

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